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Nel nome di Raffa
Il premio per l’attivismo civico in Africa in memoria del nostro amico giornalista Raffaele Masto.
Anno XXI, n. 2 Novembre 2021 - di Marco Trovato

Le candidature sono giunte da tutta l’Africa, numerose, oltre le più rosee aspettative dei promotori. Segno che il Premio Raffaele Masto a favore dell’attivismo civico in Africa ha centrato l’obiettivo.
L’idea, nata dal Comitato Amici di Raffa – sorto in memoria del noto giornalista e scrittore scomparso il 28 marzo 2020 – e sostenuta dalla Fondazione Amani, era quella di fornire visibilità e sostegno a esponenti della società civile africana, quelle donne e uomini “di buona volontà” che Raffaele Masto aveva raccontato nei suoi appassionati reportage.
La risposta è stata sorprendente: sono arrivate candidature di attivisti, intellettuali, studenti, citizen journalists, blogger, ambientalisti, sindacalisti, artisti. Tutte persone impegnate nella difesa e nella promozione dei diritti umani, delle libertà individuali, della tutela delle comunità locali, delle minoranze, dei dissidenti e dell’ambiente in decine di Paesi africani.
Non è stato semplice per la giuria – presieduta dalla moglie di Raffaele, Gisele Ahou Kra – scegliere i vincitori della prima edizione: in tanti avrebbero meritato di aggiudicarsi il Premio (complessivamente cinquemila euro raccolti tramite una campagna di crowdfunding e la possibilità di venire in Italia per far conoscere le proprie battaglie). Hanno prevalso due nomi a cui è stato assegnato ex aequo il riconoscimento e il premio di 2.500 euro ciascuno.
Halima Oulami, 46 anni, attivista marocchina che alla periferia di Marrakech sostiene le donne più vulnerabili con centri di ascolto, rifugi per ragazze madri e vittime di violenza, corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale, progetti di micro-imprenditoria femminile, ambulatori medici, una radio comunitaria e un caffè letterario, portando avanti da anni una coraggiosa battaglia di emancipazione contro politica e cultura maschilista.
Il giornalista congolese Fammyy Mikindo, 48 anni, è il direttore di Radio Téle-Vision des Grands Lacs, emittente comunitaria indipendente del Sud Kivu (recentemente devastata da un incendio doloso), che da molti anni denuncia i soprusi, le sperequazioni economiche, il traffico illegale di minerali, i privilegi dell’élite e la corruzione dilagante.
Fammyy Mikindo e Halima Oulami si sono contraddistinti – in ambiti diversi ma ugualmente difficili – per l’impegno civico e la lotta alle vessazioni, all’illegalità e alle prevaricazioni, dimostrando audacia e talento, abnegazione e generosità, coraggio e integrità morale, dedizione incondizionata verso i diseredati e gli oppressi.
La premiazione avverrà a Milano nei prossimi mesi. Per restare aggiornati, conoscere gli altri candidati e sostenere il Premio Raffaele Masto, è possibile visitare il sito amicidiraffa.it
Fammyy Mikindo (Rep. Democratica del Congo)
A Bukavu, la sua città, è conosciuto come un giornalista coraggioso che sfida i potenti e dà voce agli emarginati. In pochi sanno che da giovane aveva pensato di fare il prete. Voleva “fare del bene, offrire conforto a chi soffriva”, essere un punto di riferimento per la sua comunità. Ma in seminario ben presto si è accorto che la sua strada sarebbe stata un’altra. Eppure la voglia di prendersi cura dei più vulnerabili è rimasta. Lo ha fatto nei panni del reporter: un giornalista tenace, rigoroso, temerario, al servizio sua gente, sempre dalla parte degli “ultimi”.
Fammyy Mikindo, 48 anni, congolese, è il direttore di Radio Téle-Vision des Grands Lacs (RTVGL), emittente comunitaria, tra le poche antenne indipendenti del Sud Kivu, provincia del Congo orientale flagellata da oltre vent’anni di violenze e instabilità. I suoi notiziari televisivi e radiofonici sono trasmessi nel raggio di 30 chilometri e raggiungono anche i villaggi della foresta, infestata da banditi e milizie armate, dove vivono le comunità più isolate e vulnerabili. Attraverso i suoi microfoni vengono diffuse le voci delle donne vittime di stupri, dei sindacalisti, dagli attivisti, dei rappresentanti delle comunità di base, degli oppositori, degli esponenti della società civile. Voci che animano il dibattito, forniscono informazioni utili e di servizio pubblico (durante la pandemia, ad esempio, sono state illustrate le norme anti-contagio), contrastano il tribalismo, mobilitano la popolazione, denunciano i soprusi, le scandalose sperequazioni economiche, il traffico illegale dei minerali, i privilegi dell’élite e la corruzione dilagante (il che rende l’emittente al tempo stesso molto popolare e molto fastidiosa: una spina nel fianco dei governanti). Il Premio contribuirà, tra l’altro,a riparare i danni causati da un incendio che recentemente ha devastato la sede di RTVGL.
Halima Oulami (Marocco)
Halima Oulami, nata a Marrakech nel 1975, ha sempre vissuto nel quartiere di Sidi Youssef Ben Ali, quartiere “difficile” alla periferia della città. Qui si è fatta conoscere per le sue molteplici iniziative per l’emancipazione femminile e le sue battaglie contro una certa politica e cultura maschilista. Halima, sensibile ai temi sociali e alla condizione femminile, nel 2003 fonda l’Associazione “El Amane pour la femme et l’enfant” che rivolge la sua attenzione alla popolazione più vulnerabile, supportando, fino ad oggi, più di 10.000 donne. Tra i progetti dell’Associazione ci sono centri di ascolto per le donne e dal 2011, nella regione di Marrakech, un centro per ragazze madri o vittime di violenza.
L’associazione organizza corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale, oltre a corsi di francese e inglese. Un altro ambito di attività è il finanziamento di progetti di micro-imprenditoria, sempre femminile. Anche nel campo medico l’Associazione ha svolto, dal 2009, un’importante azione di informazione e prevenzione riguardo a temi delicati come la trasmissione dell’HIV e la contraccezione, con numerose caravanes médicales. L’entusiasmo di Halima ha inoltre spronato molte donne marocchine a far sentire la loro voce attraverso la creazione di una stazione radiofonica all’interno del quartiere Sidi Youssef Ben Ali: una radio comunitaria nata per diffondere la conoscenza della condizione femminile e dei diritti negati. Infine, nel marzo 2013, l’Associazione è riuscita ad aprire, sempre nel quartiere Sidi Youssef Ben Ali, un caffè letterario gestito dalle donne del centro di ascolto dove, accanto ai servizi tradizionali di una caffetteria, si può consultare la collezione di libri sui temi di diritti di genere, studiare in una sala lettura e comperare oggetti artigianali prodotti per auto-finanziamento.
Credits foto: Alessandro Rocca
Marco Trovato, direttore editoriale del bimestrale Africa.

